Uva - intervista dell'Artedì

Martedì, 04 Maggio 2021

Uva, all’anagrafe Roberto Uva.
Classe 1991 di Bari, si avvicina alla musica da bambino grazie all’influenza del nonno, che gli mise in mano la prima chitarra insegnandogli le più note canzoni di Lucio Battisti. Curioso ed entusiasta, Uva si innamora della musica e inizia, da autodidatta, a studiare la chitarra, poi il pianoforte, e infine ad usare la propria voce. Ed è proprio la sua voce pacata, morbida e malinconica - insieme alla sua scrittura sognante ed introversa - a rappresentare un elemento distintivo ma dicotomico rispetto alla sua personalità energica e scanzonata.  Trasferitosi a Milano nel 2018, Uva inizia a frequentare la scena musicale milanese dove incontra il produttore Federico Carillo, collaborazione che darà i suoi primi risultati proprio nella produzione di “Amsia” e successivamente nei brani che comporranno il suo album d’esordio.

 

Uva è oggi ospite del nostro Artedì e risponderà ad alcune domande per Viviroma.it 

Chi sei?

Uva, semplice, dinamico e sognatore. Faccio musica. 

 


Perché lo fai?

Ho finito lo spazio nel cervello, e sto usando Spotify come backup. 


Tre artisti con cui vorresti collaborare

Tantissimi, è sempre bello condividere un’emozione, come una fetta di pane (col prosciutto). 

 


Come definiresti il tuo processo di scrittura?

Non lo definirei un processo. È una cosa molto istintiva e sciolta, non ho un metodo preciso, non mi piace avere barriere o limiti. Però di solito parte da una storia da raccontare che faccio passeggiare su un tappeto musicale, sono carico oggi. 

                              


Dove ti vedi tra 5 anni?

Vedo la pagina di Spotify piena di brani. 

 


Se la tua mente fosse un luogo quale sarebbe?

Il mondo intero, pieno di animali.

 


Viviroma si occupa di cultura e spettacolo, cosa ne pensi della scena musicale emergente italiana? 

Mi piace molto, stiamo attraversando un salto generazionale per me. I cantanti emergenti di prima stanno diventando i residenti, e gli emergenti pre-Sanremo stanno diventando i nuovi cantanti italiani. Figo!

 

Viviroma ti ringrazia per il tuo tempo, di seguito la storia e il link per l'ascolto di 'Amsia' 

​https://Uva.lnk.to/Amsia

Si intitola “Amsia” il singolo di debutto dell’emergente cantautore UVA, in uscita il 16 aprile su tutte le piattaforme digitali su label Sound To Be. 

                  

Testo simbolico e di immedesimazione, “Amsia” è una storia ​coming-of-age​ che racconta di chi si trasferisce a Milano in cerca di fortuna incontrando spesso grandi difficoltà. Tante aspirazioni, tanti sogni e intimità, quasi sempre chiusi disagevolmente “in una scatola”: i piccoli appartamenti in cui viviamo, lo schermo del televisore o del computer, il cibo in scatola o quello d’asporto. In questa Milano, magica (Copperfield) e notturna, ci si perde facilmente ma si diventa un po’ più padroni di se stessi.

AMSIA
Sono stanco dal mio lato del letto
che mi rifletto in questo schermo
tu che mi spii le mani da sotto il mento
e che mi parli del paradiso e l’inferno
siamo come il vento e il tempo che ci parla
solo che noi non vogliamo ascoltarlo
troppo grandi per tenerci stretti la mano
ma con in mano ancora la paletta e il secchiello
Il cielo in Porpora
le notti in scatola
sotto il cuscino il mare parla di te
sdraiato in Darsena
il caldo soffoca
prendi da bere che facciamo le tre
Milano Copperfield
i fenicotteri
sotto i tuoi baci ho solo lividi che
non ci faranno più
sognar l’America
ormai quel vino ha il sapore di te
Sono stanco ma fai come ti pare
tanto non riesco ad addormentarmi
fuori c’è l’AMSA che lava le strade
e tu che alzi la voce e ti fai luce con il cellulare
mi hai detto che se poi quando ci consumiamo
e ricominciamo
è vero che non ci perdiamo
che ti ricorderai il mio nome
ormai fuori c’è il sole
e io i tuoi occhi marrone
Il cielo in Porpora
le notti in scatola
sotto il cuscino il mare parla di te
sdraiato in Darsena
il caldo soffoca
prendi da bere che facciamo le tre
Milano Copperfield
i fenicotteri
sotto i tuoi baci ho solo lividi che
non ci faranno più
sognar l’America
ormai quel vino ha il sapore di te

 

 

 

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