IL TALENTO DI ESSERE NESSUNO DI LUCA WARD

Mercoledì, 31 Marzo 2021

NON SI DOPPIA SOLO CON LA VOCE, MA CON IL CUORE, CON LA TESTA, CON LA VITA.

Ha dato la voce a Russell Crowe nel Gladiatore, a Samuel L. Jackson in Pulp Fiction, a Pierce Brosnan in James Bond, e anche a Hugh Grant nel Diario di Bridget Jones. E questo solo per citare alcuni nomi. Luca Ward è senza dubbio il più celebre doppiatore italiano, ma è anche molto di più.

È un attore di straordinario talento che ha calcato palcoscenici leggendari e che è diventato un volto noto del piccolo schermo per aver preso parte a fiction di successo come CentoVetrine ed Elisa di Rivombrosa. Il pubblico lo ama e lo segue con grandissimo interesse sui social, dove raccoglie più di un milione di fan grazie alla sua ironia e alla sua genuinità. Ma la verità è che di lui si sa molto poco. L’adolescenza difficile, gli amori appassionati e il legame indissolubile con il mare: per la prima volta, Luca Ward si mette a nudo.

COVER LIBRO

Sperling & Kupfer pp. 256 17,90 euro in libreria

Un libro sorprendente che racconta, attraverso aneddoti e ricordi, tutta la verità sul mondo del cinema e del doppiaggio, e che non risparmia il lato più intimo e privato di Luca Ward. Una storia toccante e divertente che parla di talento: il talento di essere, allo stesso tempo, tutti e nessuno. LUCA WARD è nato nel 1960 a Roma, dove vive tuttora con la famiglia. Doppiatore e attore di grandissimo successo, è padre di tre figli. Il talento di essere nessuno è la sua autobiografia, un sorprendente racconto della sua vita privata e professionale.

Ward ha ottenuto grande successo come attore in tv con "Cento vetrine" e "Elisa di Rivombrosa" e in teatro con musical come "My fair lady", "Mamma mia!" o "The Full Monthy". Anche i suoi genitori erano attori, ma dopo la morte prematura del padre Luca ha fatto mille mestieri.

 

"La sensazione che avevo io da bambino era che il mestiere dei miei genitori non l'avessero proprio azzeccato. Cioè troppo complesso, troppo difficile, troppo in balia delle correnti.

Recitava in cinque lingue mio padre, quindi non era proprio uno non preparato, cantava, ballava, recitava, era molto bravo. Sì c'è stato anche questo: la voglia di rivalsa e di riscattare mio padre".

"Arrivato al Gladiatore io avevo 40 anni, era il Duemila. Avevo doppiato l'indoppiabile, era arrivato ovunque, mi mancavano le donne...! Con Il Gladiatore ho avuto la cosa più bella: l'affetto e il consenso del pubblico. Il pubblico con quel film si è chiesto, per una delle prima volte: noi vediamo Russel Crowe lì sullo schermo, ma chi è questo che parla? Quindi con il Gladiatore sono ritornato a fare la televisione, e a fare anche un po' di cinema".

"Tu quando doppi sei a un master, devi capire come l'ha fatta quella battuta per rifarla bene, no? Devi studiare, studi in continuazione. Devi avere proprio i requisiti, infatti nel nostro mondo, nel mondo del doppiaggio, non c'è il compromesso. Il doppiatore è veramente una scommessa, è una sfida gigantesca".

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