Evento DALLA PARTE DI BEATRICE: AL MUSEO BARRACCO LA VITA NOVA NELLE OPERE DI 10 ARTISTE ITALIANE

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DALLA PARTE DI BEATRICE: AL MUSEO BARRACCO LA VITA NOVA NELLE OPERE DI 10 ARTISTE ITALIANE

DALLA PARTE DI BEATRICE: AL MUSEO BARRACCO LA VITA NOVA NELLE OPERE DI 10 ARTISTE ITALIANE

DALLA PARTE DI BEATRICE: AL MUSEO BARRACCO LA VITA NOVA NELLE OPERE DI 10 ARTISTE ITALIANE

Il padre della lingua italiana nelle opere di Micol Assaël,
Letizia Battaglia, Elisabetta Benassi, Patrizia Cavalli, Marta dell'Angelo,
Rä di Martino, Giosetta Fioroni, Marzia Migliora, Sabina Mirri, Elisa Montessori.
Nell’ambito di Dante700, un grande progetto tra arte e letteratura,
ponte tra la grande tradizione e la sperimentazione contemporanea italiane.

Roma, 8 giugno 2021. Inaugura il 9 giugno 2021 (fino al 19 settembre 2021) presso il Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco a Roma, la mostra La Vita Nova. L’amore in Dante nello sguardo di 10 artiste, progetto speciale del Comitato Nazionale delle Celebrazioni Dantesche 2021 istituito dal MIC Ministero dei Beni Culturali, promosso da Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e con il sostegno della Fondazione Donnaregina di Napoli. Servizi museali di Zètema Progetto Cultura.

La mostra, ideata e curata da Alessandra Mammì è prodotta dal Centro Studi Roccantica, associazione culturale interdisciplinare fondata da Ileana Florescu nel 2018.
Dopo la prima tappa romana, fino al 19 settembre, il progetto proseguirà a Napoli presso il Museo Madre, partner dell’iniziativa. La mostra coinvolge 10 artiste italiane contemporanee di diverse generazioni: Micol Assaël (Roma, 1979), la fotografa Letizia Battaglia (Palermo, 1935), Elisabetta Benassi (Roma, 1966), Marta dell'Angelo (Pavia, 1970), l'artista e film-maker Rä di Martino (Roma, 1975), Giosetta Fioroni (Roma, 1932), Marzia Migliora (Alessandria, 1972), Sabina Mirri (Roma, 1957), Elisa Montessori (Genova, 1931) e un’opera di arte visiva della poetessa Patrizia Cavalli (Todi, 1947).

Il progetto di questa mostra prende spunto dal celebre testo giovanile di Dante Alighieri, proponendosi di chiedere alle artiste un’opera ispirata ai temi della Vita Nova: la celebrazione dell’amore; l’apparizione e la santificazione della donna amata; il connubio amore e morte; l’elevazione spirituale e la ricerca di Dio attraverso l’amore terreno, ma anche la crudeltà dell’amore come appare nell’inquietante sogno di Dante che immagina Beatrice nell’atto di mangiare il suo cuore.

Tutti temi che possono essere rielaborati attraverso quella ricerca visiva che, soprattutto le artiste dalla seconda metà del Novecento, hanno abbracciato a partire dalla propria esperienza personale. Del resto, la novità del testo di Dante fu proprio quella di porsi in forma autobiografica, in una sorta di diario che indaga il sentimento d’amore e lo distilla in un'opera letteraria dai forti elementi visivi. Il tema di questa mostra non è illustrativo. Vuole piuttosto offrire un confronto ravvicinato fra la contemporanea sensibilità di un'artista donna e l'eternità di un testo che, al di là delle tante interpretazioni mistiche, esoteriche e allegoriche, resta un paradigma del discorso d'amore nella cultura d'Occidente.

L’opera di Micol Assaël è una riflessione sul tempo. Rispondendo al testo di Dante costruisce con tracce, biglietti, frammenti recuperati dai suoi viaggi e dalla sua vita quotidiana, pagine di un diario dalla cronologia imperfetta. La fotografa Letizia Battaglia traduce in storia contemporanea l'incontro fra Dante e Beatrice, ritraendo Rosaria Schifani, (vedova di Vito, agente di scorta di Giovanni Falcone) e la dolcezza mediterranea di un angelo bambina, insieme alla scultura che raffigura Eleonora d’Aragona. Elisabetta Benassi dà il via ad una performance collettiva che concettualmente chiude il cerchio di una mostra che parte da un libro e si diffonde in forma di libro. Il poeta Patrizia Cavalli, qui con una opera visiva, gioca a partire dai propri versi con la figura della Musa, l’etimologia della parola, la scrittura automatica e la danza fra verso e colore. Marta dell’Angelo propone una pittura che supera la dicotomia corpo/mente, ponendo al centro della ricerca la fenomenologia del corpo nella cultura contemporanea. Rä Di Martino mette a confronto le foto del paesaggio lunare messe a disposizione dalla Nasa e le sagome di un uomo e una donna ritagliate in foglia d'oro. Le opere di Giosetta Fioroni trasmettono un linguaggio immediato ed eloquente che intreccia le emozioni con forme e simboli popolari dai cuori ai fiori e codifica un moderno romanticismo insieme alla rivendicazione di codici femministi. Marzia Migliora rende omaggio all’organizzazione indiana Navdanya che propone modelli di agricoltura sostenibile e promuove il miglioramento della condizione femminile, suggerendo di spostare lo sguardo dalla donna angelicata alla donna che lavora nei campi. Nella pittura di Sabina Mirri il Sommo Poeta è incoronato, tracciato nel segno secco delle miniature medievali, con i molti seni da divinità arcaica. La pittrice Elisa Montessori insegue Beatrice nella Commedia per incontrare il suo pensiero e tradurre con inchiostri e smalti, i versi in cui l'angelicata creatura nel Paradiso finalmente ha una propria voce.

Scenario di questo appassionante e avvincente percorso espositivo, che mette in scena 10 modi diversi di fare arte nell'affrontare le tematiche proposte, è il Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco. Questa splendida sede, che reca la firma di Antonio da Sangallo, fa da cornice alla raccolta di antichità donata da Giovanni Barracco alla città di Roma nel 1904. Oggi, la collezione Baracco, costituita da reperti di atemporale bellezza – che vanno dall'arte egizia a quella Sumera e Assira, dalla scultura ellenistica alla pittura a fresco romana – si interseca con le opere delle artiste, creando uno spazio intimo e insieme corale, pieno di suggestioni.

La mostra sarà accompagnata da un catalogo edito da All’Insegna del Mare, la casa editrice fondata nel 2019 dal Centro Studi Roccantica assieme a Franco Cardini e Roberto Mancini. Corredato da un intervento storico-critico della curatrice Alessandra Mammì e da un testo firmato dall’italianista e professore all’ Università per Stranieri di Perugia, Floriana Calitti.

Il Comitato Nazionale per le celebrazioni dei settecento anni dalla morte di Dante Alighieri è stato istituito con il decreto del Ministro per i beni e le attività culturali e il turismo del 21 febbraio 2018, n. 114, in attuazione della legge 153 del 12 ottobre 2017, recante “Disposizioni per la celebrazione dei 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci e Raffaello Sanzio e dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri”. Il Comitato (Presidente Carlo Ossola; Maria Ida Gaeta, Segretario Generale) si è insediato in data 9 maggio 2018, alla presenza del Ministro per i beni e le attività culturali, Dario Franceschini. Per assolvere ai compiti di ideazione, programmazione e coordinamento di tutte le iniziative celebrative del settecentenario dantesco il Comitato ha istituito nel 2019 un bando a cui sono pervenute centinaia di proposte da tanti luoghi d’Italia e del mondo, a testimonianza della inesauribile passione e del costante interesse per il padre della lingua italiana. Tra le tante proposte pervenute, sono state selezionate dal Comitato quelle ritenute meritevoli di contributo economico e quelle meritevoli di patrocinio. A questi progetti se ne sono poi aggiunti alcuni altri sollecitati e promossi direttamente dal Comitato perché ritenuti particolarmente significativi e in grado di colmare alcuni ambiti e alcuni aspetti che risultavano essere un po’ trascurati dall’insieme della programmazione scaturita dal Bando. Tra questi la mostra La Vita Nova. L’amore in Dante nello sguardo di 10 artiste.

https://dantesettecento.beniculturali.it
Il Centro Studi Roccantica si trova nel cuore della Sabina, in un luogo incontaminato, ad un’ora dalla capitale. Attraverso varie iniziative, dai seminari di storia, agli incontri con studiosi e specialisti internazionali, dalle residenze in loco ai corsi di scrittura o di arte e architettura, il CSR vuole accogliere le diverse espressioni delle discipline umanistiche e artistiche. La sua sede, la Casa del Diospero, dirimpetto il bellissimo borgo di Roccantica, è un luogo concepito sin dall’inizio per ospitare chiunque voglia studiare e lavorare in modo creativo, in solitudine o in compagnia, nel silenzio di una campagna punteggiata da ulivi secolari. Il motto del CSR, “Chi Semina Raccoglie”, vuole essere un auspicio affinché ogni iniziativa intrapresa trovi un terreno fertile in un clima conviviale e rispettoso dell’ambiente.
L’ingresso al Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco è gratuito.
La prenotazione allo 060608 è obbligatoria per l’accesso di sabato, domenica e festivi entro il giorno prima. Per gli altri giorni è fortemente consigliata.
Per informazioni www.museiincomuneroma.it
La Vita Nova. L’amore in Dante nello sguardo di 10 artiste: gli interventi

Micol Assaël, Senza titolo, 2021, collage in formato libro, 45,5 x 22,5 cm

Nella grande varietà di esperimenti fenomenologi, fisici e visivi sulla percezione mentale e corporale dell'opera che punteggiano l'intensa ricerca di Micol Assaël, questo lavoro appartiene alle riflessioni sul senso del Tempo, della sua misura, della discrezionalità di ogni organizzazione cronologica. Rispondendo allo svolgersi temporale del testo di Dante, Assaël costruisce con tracce, biglietti, frammenti recuperati dai suoi viaggi e dalla sua vita quotidiana, pagine di un diario dalla cronologia imperfetta dove le ore obbediscono a una scansione numerica che le date invece scompaginano. Il Tempo, liberato dalle sue griglie, è vissuto come un flusso energetico che obbedisce a regole nuove e imperscrutabili gestite dall'artista.

In quella parte del libro de la mia memoria dinanzi a la quale poco si potrebbe leggere, si trova una rubrica la quale dice: Incipit vita nova. Sotto la quale rubrica io trovo scritte le parole le quali è mio intendimento d'assemplare in questo libello, e se non tutte, almeno la loro sentenzia.

DANTE ALIGHIERI, Vita nuova, [par. I]

Letizia Battaglia, Rielaborazione (Rosaria, Eleonora d’Aragona e Marta), 2010, fotografia, 100 x 66,5 cm

Celebre come uno dei più coraggiosi fotoreporter e potenti fotografi italiani, Letizia Battaglia con la forza delle sue immagini ha la capacità di inseguire violenza e morte ma anche di captare la solenne bellezza che arriva dalle strade della sua Palermo e dalla grande e antica cultura della Sicilia.
Nel confrontarsi con la Vita Nova, la fotografa traduce in storia contemporanea l'incontro fra Dante e Beatrice. Una figura femminile, resa eterna dalla levigata e rarefatta scultura di Eleonora d’Aragona (opera del Laurana), è circondata da due "gentildonne" che hanno l'una il dolente volto di Rosaria Schifani, (vedova di Vito, agente di scorta di Giovanni Falcone); l'altra la dolcezza mediterranea di un angelo bambina.

[...] ne l’ultimo di questi die avvenne che questa mirabile donna apparve a me vestita di colore bianchissimo, in mezzo a due gentili donne, le quali erano di più lunga etade; e passando per una via, volse li occhi verso quella parte ov’io era molto pauroso, e per la sua inaffidabile cortesia, la quale è oggi meritata nel grande secolo, mi salutoe molto virtuosamente, tanto che me parve allora vedere tutti li termini de la beatitudine.

DANTE ALIGHIERI, Vita nuova, [par. III]

Elisabetta Benassi, Beatrice, 2021, pennarello su libro, 13,3 x 19,8 cm

Ogni opera di Elisabetta Benassi che sia una azione, un manufatto, un ready made, una rielaborazione di immagini preesistenti, produce sempre una reazione mentale o sociale. La sua ricerca è un processo, un inciampo che improvvisamente scuote l'inerzia e mette sottosopra luoghi comuni, abitudini visive, status quo.
Qui, il libro ricevuto all'inizio di questo progetto, diventa l'innesco per una performance collettiva che concettualmente chiude il cerchio di una mostra che parte da un libro e si diffonde in forma di libro. “Se ti chiami Beatrice questo libro è tuo” scrive l’artista sulla copertina invitando tutte le bambine e ragazze di una età compresa fra i 9 e i 24 anni e omonime della donna di Dante a ricevere una copia in omaggio della Vita Nova, in edizione firmata e numerata.

Io dico ch’ella si mostrava sì gentile e sì piena di tutti li piaceri, che quelli che la miravano comprendeano in loro una dolcezza onesta e soave, tanto che ridicere non lo sapeano; né alcuno era lo quale potesse mirare lei, che nel principio nol convenisse sospirare.

DANTE ALIGHIERI, Vita nuova, [par. XXVI]

Patrizia Cavalli, Ma quale amore?, 2021, dodici carte, acrilico guache, pennarello, inchiostro, 76 x 28 cm

Con questa opera visiva un poeta contemporaneo tra i più prestigiosi d’Italia, affronta con ironia e libertà un sacro testo come la Vita Nova. Partendo da una sua poesia, Patrizia Cavalli gioca con la figura della Musa, l’etimologia della parola, la scrittura automatica e la danza fra verso e colore.

TU SEI QUEL CHE SI DICE LA MIA MUSA.
SE NON MI AMUSI PIU’
PERDO OGNI SCUSA

recitano i versi tratti da Vita meravigliosa qui spettinati in un divertito e colorato dialogo con Beatrice, reso possibile dalla complessa leggerezza con la quale Patrizia Cavalli accetta di partecipare a questa mostra, perché, come lei stessa dice. “Sono poeta anch’io”.

Donne ch’avete intelletto d’amore,
i’ vo’ con voi della mia donna dire,
non perch’io creda sua laude finire
ma ragionar per isfogar la mente.

DANTE ALIGHIERI, Vita nuova, [par. XIX]

Marta Dell'Angelo, Il Passaggio, 2021, olio su doppia tela sovrapposta, 193 x 245 cm

L'uso della pittura in Marta Dell'Angelo è lo strumento che le permette di indagare il vero oggetto della sua indagine: il "corpo fisico" come espansione e limite della nostra esistenza.
La pittura, la figurazione, è dunque funzionale a trasmettere la fisicità e superare la dicotomia corpo/mente, ponendo al centro della ricerca la fenomenologia del corpo nella cultura contemporanea. Non a caso dal confronto con la Vita Nova, l’artista sceglie qui il paragrafo in cui Dante parla per la prima volta del corpo dell’amata, ormai senza vita e accudito dalle altre donne.
Con minuzioso accudimento Marta Dell’Angelo costruisce un sipario dove trascrive su una tela l’intero brano mentre l’altra testimonia il drammatico passaggio tra vita e morte.

Allora mi parea che lo cuore, ove era tanto amore, mi dicesse: «Vero è che morta giace la nostra donna». E per questo mi parea andare per vedere lo corpo ne lo quale era stata quella nobilissima e beata anima; e fue sì forte la erronea fantasia, che mi mostrò questa donna morta: e pareami che donne la covrissero, cioè la sua testa, con uno bianco velo; e pareami che la sua faccia avesse tanto aspetto d'umilitade, che parea che dicesse: «Io sono a vedere lo principio de la pace».
In questa imaginazione mi giunse tanta umilitade per vedere lei, che io chiamava la Morte, e dicea: «Dolcissima Morte, vieni a me, e non m'essere villana, però che tu dei essere gentile, in tal parte se' stata! Or vieni a me, ché molto ti disidero; e tu lo vedi, ché io porto già lo tuo colore».
E quando io avea veduto compiere tutti li dolorosi mestieri che a le corpora de li morti s'usano di fare, mi parea tornare ne la mia camera, e quivi mi parea guardare verso lo cielo; e sì forte era la mia imaginazione, che piangendo incominciai a dire con verace voce: «Oi anima bellissima, come è beato colui che ti vede!».

DANTE ALIGHIERI, Vita nuova, [par. XXIII]

Rä Di Martino, Allunati n.20 ("Dante e Beatrice"), 2021, stampa e pigmenti con foglia oro, dittico, 110 x 162 cm

Artista, filmaker, fotografa. Il lavoro di Rä Di Martino nasce proprio dal nomadismo che la porta a unire e ricreare immagini raccolte in quell'immenso serbatoio che è la memoria visiva del Novecento. Il confronto ravvicinato fra le foto del paesaggio lunare messe a disposizione dalla Nasa e le sagome di un uomo e una donna ritagliate in foglia d'oro, appaiono come due ombre rubate a un fotogramma di "Prima della Rivoluzione", film del 1963 di Bernardo Bertolucci. É la lettura della "Vita Nova" come meditazione sull’amore che porta l’artista a citare questo ben più contemporaneo racconto di formazione che, come scrisse lo storico e critico Morando Morandini, "coniuga passione con ideologia; una materia che il ventitreenne Bertolucci, dispone in blocchi lirici puntando a esprimere la vibrazione poetica degli avvenimenti più che a rappresentare gli avvenimenti stessi".

Ciò che m'incontra, ne la mente more,
quand'i' vegno a veder voi, bella gioia;
e quand’io vi son presso, i' sento Amore
che dice: «Fuggi, se 'l perir t'è noia».

DANTE ALIGHIERI, Vita nuova, [par.XV]

Giosetta Fioroni, Innamorarsi - Innamorati azzurri – Innamorati - L'Amour, 2020, acrilico su tela, 24 x 30 cm

Unica donna di quel rivoluzionario gruppo di pittori passato alla storia come Scuola di Piazza del Popolo, Giosetta Fioroni ha fatto della femminilità un punto di forza per una ricerca personale, controcorrente e coraggiosa.
Un linguaggio visivo immediato ed eloquente che intreccia le emozioni con forme e simboli popolari dai cuori ai fiori e codifica un moderno romanticismo insieme alla rivendicazione di codici femministi.
"Diapositive di sentimenti" fu la definizione che ne diede il suo compagno di sempre, lo scrittore Goffredo Parise. E sono proprio diapositive queste piccole quattro tele ripetute come una ossessione, con le quali Giosetta Fioroni traduce qui i tormenti di Dante che afferra compulsivamente la mente di Beatrice.

Da questa visione innanzi cominciò lo mio spirito naturale ad essere impedito ne la sua
operazione, però che l’anima era tutta data nel pensare di questa gentilissima; onde io divenni in
piccolo tempo poi di sì fraile e debole condizione, che a molti amici pesava de la mia vista; e molti
pieni d’invidia già si procacciavano di sapere di me quello che io volea del tutto celare ad altrui.

DANTE ALIGHIERI, Vita nuova, [par.IV]

Marzia Migliora, dalla serie Paradossi dell’abbondanza, Navdanya (9 semi) #40, #41, #42, 2021, disegno e collage, 123 x 93 cm

Partendo dalla rappresentazione grafica del numero nove (costante simbolica nella Vita Nova), l’artista rende omaggio alla forza vitale di Navdanya (9 semi), organizzazione che nel 1987 ha fondato, grazie all’attivista Vandana Shiva, una incredibile banca di semi a Dehradun (India) e che promuove sistemi di agricoltura sostenibile, lotta per il miglioramento della condizione femminile, educa e difende i piccoli agricoltori. Navdanya prende nome dal rituale indiano di piantare 9 semi durante la festività di Navaratri, dedicata alla Madre Divina espressione femminile di Dio. Paradossalmente, con riferimento al testo di Dante, Marzia Migliora suggerisce di spostare lo sguardo dalla donna angelicata alla donna che lavora nei campi, dove la sua attenzione e cura per la vita diventano concreta fonte di ispirazione e di illuminazione.

Nove fiate già appresso lo mio nascimento era tornato lo cielo de la luce quasi a uno medesimo
punto, quanto a la sua propria girazione, quando a li miei occhi apparve prima la gloriosa donna
de la mia mente, la quale fu chiamata da molti Beatrice li quali non sapeano che si chiamare. Ella
era in questa vita già stata tanto, che ne lo suo tempo lo cielo stellato era mosso verso la parte
d’oriente de le dodici parti l’una d’un grado, sì che quasi dal principio del suo anno nono apparve
a me, ed io la vidi quasi da la fine del mio nono.

DANTE ALIGHIERI, Vita nuova, [par.II]

Sabina Mirri, La Vita Nuova, 2021, collage e pastello su carta, 140 x 160 cm

È una ricerca tutta interna alla pittura quella di Sabina Mirri che dagli esordi nei primi anni Ottanta evolve in un linguaggio molto personale e poetico. Una pittura nutrita dalla memoria di immagini che hanno radici nella letteratura, storia dell'arte, fotografia. Stratificazione di segni, oggetti, creature che si rivela in composizioni dai forti colori, con invenzioni tecniche che mescolano gli strati di veline a pastelli, abitati dalla presenza di personaggi fantastici, caduti da un mondo fiabesco o partoriti da un suo particolare realismo magico. Dante diventa un ermafrodita che ha inglobato la sua Musa. Il Sommo Poeta incoronato, tracciato nel segno secco delle miniature medievali, con i molti seni da divinità arcaica, è qui capace di ricreare il mondo (l’albero) come uno spirito che nasce dalla sua penna, sotto un cielo che brilla di nove stelle.

[…] e vedeala di sì nobili e laudabili portamenti, che certo di lei si potea dire quella parola del poeta Omero: “Ella non parea figliuola d'uomo mortale, ma di deo”.

DANTE ALIGHIERI, Vita nuova, [par.II]

Elisa Montessori, La voce di Beatrice, 2021, tecnica mista su carta, 20 x 170 cm, 15 x 200 cm e 15 x 180 cm

Il lavoro di Elisa Montessori occupa quel territorio che lega letteratura e pittura dove i segni sono tracce di memoria e frammenti di racconto, mentre lo sguardo scorre come in una lettura e l'immagine non si impone unica, immediata e diretta, ma chiede un tempo di assimilazione. Nella sua ricerca i libri diventano materia viva del suo lavoro, uno spazio dinamico che ci coinvolge, diventando racconto. Una narrazione suggerita dal titolo "La voce di Beatrice", voce assente nella "Vita Nova", dove della donna conosciamo esclusivamente il saluto, il colore delle vesti e il gentile silenzio. E allora la pittrice insegue Beatrice nella Commedia per incontrare il suo pensiero e tradurre con inchiostri e smalti, i versi in cui l'angelicata creatura nel Paradiso finalmente si esprime e si rivolge a Dante per invitarlo a guardare oltre l'oggetto amato ed abbracciare l'intero Creato.

“Perché la faccia mia sì t’innamora,
che tu non ti rivolgi al bel giardino
che sotto i raggi di Cristo s’infiora?
Quivi è la rosa in che ’l verbo divino
carne si fece; quivi son li gigli
al cui odor si prese il buon cammino”.
Così Beatrice; e io, che a’ suoi consigli
tutto era pronto, ancora mi rendei
a la battaglia de’ debili cigli.

DANTE ALIGHIERI, La Commedia, Paradiso XXII, canto (70-78)
Micol Assaël (Roma, 1979) è una delle voci più originali dell’arte internazionale. Le sue opere mettono in dialogo arte e scienza, razionalità e immaginazione, passato e futuro in un percorso di totale coinvolgimento del pubblico, invitato ad addentrarsi in ambienti fisici inusuali e condizioni percettive stranianti e a volte estreme. La sua ricerca, ispirata a un universo di dispositivi obsoleti e macchinari in disuso, si sviluppa intorno allo studio di teorie scientifiche, al rapporto tra visibile e invisibile nei fenomeni fisici, agli aspetti incontrollabili degli eventi naturali come le eruzioni vulcaniche o il comportamento delle api. A partire dal 2001 il suo lavoro è stato presentato all’interno di numerose mostre personali, tra le più significative: Free Fall in The Vortex of Time, alla galleria ZERO... (Milano, 2005), Chizhevsky Lessons presso la Kunsthalle di Basilea (2007), Inaudito in collaborazione con Mika Vainio alla GNAM-Galleria Nazionale d’Arte Moderna a Roma (2008) e GAKONA, al Palais de Tokyo (Parigi, 2009). Nel corso degli anni 2009-2010 Micol Assaël ha esposto l’opera Fomuška in un progetto che ha coinvolto la Kunsthalle Fridericianum di Kassel, la Secession di Vienna e il Museion di Bolzano. Negli ultimi dieci anni l’artista ha partecipato a diverse Biennali: alla 50a Biennale di Venezia nella sezione LA ZONA (2003), alla 51a Biennale di Venezia (2005), alla 4aBiennale di Berlino (2006), alla 16a Biennale di Sydney (2008) e alla 28a Biennale di San Paolo (2008). Le sue opere sono state esposte in alcune delle principali istituzioni internazionali come il New Museum di New York, Palazzo Grassi a Venezia e l’Hamburger Bahnhof a Berlino.
Letizia Battaglia (Palermo, 1935) è una famosa fotogiornalista italiana. Nasce a Palermo nel 1935 dove trascorrerà la maggior parte della propria carriera e della propria vita.
A 27 anni conobbe casualmente il poeta Ezra Pound e questa veloce conoscenza l’avvicinò alla sua poesia che divenne grande fonte di ispirazione per tutta la sua vita. Letizia troverà lavoro poi presso l’Ora, un giornale locale di Palermo col quale collaborerà per parecchi anni, anche dopo una breve esperienza a Milano all’inizio degli anni ’70. Proprio durante gli anni milanesi Letizia imparerà a fotografare e quando, nel ’74, tornerà nella sua amata città natale diventerà responsabile della fotografia sempre per il quotidiano l’Ora. Inizierà a confrontarsi con la dura realtà di una città, di una regione, tormentata dalla mafia, dal clientelismo, dalla politica, dalla povertà. Il suo impegno di fotografa, dentro e fuori dal giornale, è costante, almeno fino al 1992, l’anno degli omicidi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, quando interromperà la sua carriera da fotoreporter preferendo concentrarsi sulle sue attività di sensibilizzazione e divulgazione della fotografia. Una “missione” che ha sempre sostenuto e che culminerà con l’inaugurazione, nel 2017, del Centro Internazionale di Fotografia di Palermo, un archivio storico che raccoglie gli scatti di oltre 150 fotografi.
Elisabetta Benassi (Roma, 1966) è artista multimediale e performer italiana dal forte spessore contenutistico e di grande impatto emozionale, avvalendosi di una pluralità di mezzi espressivi (installazioni, video, fotografie) costruisce su controversi temi della modernità intense narrazioni simboliche in cui sono evidenti i richiami alla tradizione socioculturale e artistica del Novecento. Sostanziate da approfondimenti psicanalitici e da un senso della storia come chiave di leggibilità del presente, le sue performance sovente prevedono un’interazione dell’artista con oggetti- simbolo del passato e della contemporaneità, come in Esercitazione di volo (1999), sul mito dello spazio, in You’ll never walk alone (2000), intenso omaggio a P.P. Pasolini, e in Noon (2003), sul rito di mezzogiorno che si consuma al Gianicolo di Roma con lo sparo del cannone; o ancora utilizzano segni materiali della storia per inscenarvi un dialogo e operare un ripensamento critico alla luce dell'oggi, come inPassato e presente(2013), in cui inchioda al muro il libro omonimo diA. Gramsci (opera presentata nel 2017 nella One day exhibition tenutasi all’Istituto della Enciclopedia Italiana in occasione dell’ottantesimo anniversario della morte dell’uomo politico) o in Arrêter le jour (2014), sull’insurrezione della Comune di Parigi nel 1871. B. ha partecipato a varie edizioni della Biennale di Venezia (2011, 2013 e 2015), essendo presente a rassegne internazionali quali la II Biennale di Berlino (2001) e Manifesta (Francoforte, 2002). Tra le sue personali più recenti si citano: Soledad, Fiac! (Grand Palais, Parigi, 2011); Voglio fare subito una mostra (Fondazione Merz, Torino, 2013);That’s me in the picture(Gallery Jousse Entreprise, Parigi, 2015), e tra le collettive: Tutto è connesso (Castello di Rivoli, 2011); Nero su bianco (American Academy in Rome, 2015); Par tibi Roma nihil (Foro Palatino, Roma, 2016) ( dalla voce della Enciclopedia Treccani).
Patrizia Cavalli (Todi, 1947) vive a Roma dal 1968. Oltre all'attività poetica, si dedica a traduzioni per il teatro. Ha pubblicato presso l’editoreEinaudiLe mie poesie non cambieranno il mondo (1974), Il cielo (1981), Poesie (1992), Sempre aperto teatro (1999) e Pigre divinità e pigra sorte (2006), e presso le Edizioni Nottetempo i poemetti La Guardiana (2005) e La patria (2011). Ha vinto diversi premi tra cui Viareggio Repaci, Pasolini, Dessì, Lerici Pea, De Sanctis e Monselice. Ha scritto radiodrammi per la RAI e ha tradotto per il teatro Shakespeare (La tempesta, Sogno di una notte d’estate, Otello, Einaudi, Torino 1996); Wilde (Salome, Mondadori, Milano 2002); Molière (Anfitrione, Einaudi, Torino 2010), e in versione ritmica La tragedie de Carmen di Peter Brook. Ha recentemente pubblicatoFlighty Matters, poesie sulla moda in edizione bilingue (Quodlibet, Macerata 2012). Le sue poesie sono state tradotte in varie lingue, tra cui il francese, l’inglese e lo spagnolo. A fine maggio è in uscita presso Einaudi la sua nuova raccolta di poesie, Tre risvegli mentre il prossimo settembre 2013 uscirà presso Farrar Straus la raccolta My Poems Won't Change the World - Selected Poems. Nel 2013 alla attività di scrittura aggiunge una esperienza artistica e presenta allo Studio Stefania Miscetti un’originale installazione composta da un insieme di materiali (manoscritti, liste e carte stagnole). I suoi numerosi manoscritti vengono esibiti, nell’allestimento della galleria romana, nella fisicità cruda e significante della scrittura, degli errori, delle correzioni e degli appunti.
Marta dell'Angelo (Pavia, 1970) Esordisce come pittrice e per mantenersi lavora anche come modella per le Accademie di belle Arti a Brescia.
La sua ricerca sull'anatomia umana la porta poi a iscriversi all’Accademia di Brera nel dipartimento di pittura per approfondire il rapporto con il corpo a partire dal proprio.
L'indagine sul corpo umano procede concettualizzandosi e focalizzandosi sul gesto e la postura, fino a declinare sempre di più una varietà di linguaggi che vanno dalla pittura alla video- installazione, dal disegno alla performance.
A questo si aggiungono specifici studi in neuroscienze e antropologia, che sfociano nella pubblicazione del libro opera Manuale della figura umana (2007) e C’è da perderci la testa (2009). E nell'elaborazione di un lavoro dove il corpo spezzato e riassemblato attraverso un processo digitale diventa materia di complesse installazioni.
Nel 2002 vince il Premio New York.
Sue opere sono state presentate in spazi pubblici e privati, nazionali e internazionali quali: PAC, Milano; Museion, Bolzano; Fondazione Sandretto Re Rebaudengo,Torino; Fondazione Remotti, Camogli; MAMbo, Bologna; Museo di Villa Croce, Genova; Palazzo Fortuny, Venezia (per le Biennali 2015 e 2017); Macro, Roma. Nel 2017 ha partecipato alla Prima Triennale dell'Armenia curata da Adelina Curbeyan von Furstenberg.
Rä di Martino (Roma, 1975) Ha studiato al Chelsea College of Art e alla Slade School of Art di Londra, ha poi vissuto a New York, dal 2005 al 2010; attualmente vive e lavora a Roma. Attraverso un’articolata produzione composta dal lavoro fotografico e video, e con l’ausilio di un sostanzioso apparato letterario e musicale, fatto di citazioni e rimandi colti, Di Martino osserva la relazione che la memoria e le dinamiche private e mentali dell’individuo contemporaneo instaurano con la cultura bassa diffusa dai media, come le fiction e lo slogan pubblicitario. Quest’attrazione per le storie intende illustrare il vivere contemporaneo in forma narrativa, tramite il cui processo, l’artista svela i meccanismi del potere manipolatorio del cinema e della televisione sul nostro inconscio e sul nostro modo di interpretare il mondo. Così è ad esempio nel suo primo lungometraggio Controfigura remake del film Il nuotatore tratto dal racconto di John Cheever, dove in un gioco caleidoscopico si intrecciano sequenze del film del 1968 con Burt Lancaster a back stage, nuove riprese, set ambientati nel contemporaneo Marocco. Contemporaneamente la sua produzione di artista visiva spazia dal recupero di iconografie degli anni Sessanta (come l'omaggio al Piper alla galleria Bonomo, 2018) al recupero di foto prese da giornali e rielaborate grazie a una grande tenuta formale e poetica. Rä Di Martino ha esposto in istituzioni quali la Tate Modern a Londra, il MoMA PS1 a New York, Palazzo Grassi a Venezia, GAM e Fondazione Sandretto Re Rebaudengo a Torino, MACRO e MAXXI a Roma, Museion a Bolzano, MCA a Chicago, Hangar Bicocca e PAC a Milano. Ha partecipato a festival del cinema internazionali quali Festival del film Locarno, VIPER Basel, Transmediale.04, New York Underground Film Festival, Kasseler Dokfest, Torino Film Festival, e al Festival del Cinema di Venezia vincendo nel 2014 il Premio SIAE, il premio Gillo Pontecorvo e una menzione speciale ai Nastri d’Argento con il filmThe Show MAS Go On (2014). Il suo lungometraggio Controfigura (2017) è stato presentato in anteprima al Festival del Cinema di Venezia.
Giosetta Fioroni (Roma, 1932) Nasce da una famiglia di artisti (il padre Mario era uno scultore, la madre marionettista). Il nonno, farmacista, amava circondarsi di poeti, fra i quali il poeta Vincenzo Cardarelli. Studia all'Accademia di belle arti di Roma, dove fu allieva di Toti Scialoja. Nel 1956 inizia a frequentare la Scuola di Piazza del Popolo con Tano Festa, Mario Schifano e Franco Angeli. Viene invitata alla XXVIII Biennale di Venezia, dove conosce Cy Twombly, Emilio Vedova, lo scrittore Germano Lombardi. Frequenta l'ambiente artistico legato alla Galleria La Tartaruga di Plinio De Martiis a Roma. Trascorre un periodo a Parigi (tra il 1958 e il 1962). In una personale nel 1961 alla Tartaruga con Umberto Bignardi inizia ad esporre tele realizzate con colori industriali, alluminio e oro, recanti segni, scritte, simboli, sovrapposti e cancellati. Frequenta il gruppo del Verri e il Gruppo 63. Dall'inizio degli anni Sessanta lavora con fotografie proiettate sulla tela, delle quali traccia i contorni con i pennelli, usando colori industriali. Il colore più utilizzato è l'alluminio, che la Fioroni chiama argento, iniziano così i suoi famosiargenti, tele che rappresentano soggetti vari, ma soprattutto donne. Dal 1964 diviene la compagna stabile di Goffredo Parise; rimarrà al suo fianco fino al 1986, anno della morte dello scrittore veneto. Rivisita opere del passato: Botticelli, Carpaccio, Simone Martini. Dal 1969 si avvicina al mondo della fiaba e della leggenda, grazie alla lettura dell'opera di Vladimir Jakovlevič Propp: tele, scatole e teatrini aprono al mondo della memoria personale e collettiva. Per tutta la sua vita ha collaborato con scrittori e poeti (Arbasino, Balestrini, Ceronetti, Zanzotto). Nel 1990 l'Istituto Nazionale per la Grafica di Roma allestisce un'antologica con i suoi lavori su carta. Alla Biennale di Venezia del 1993 è presente con una sala personale e nello stesso anno inizia a lavorare con la ceramica. Giosetta, il cui lavoro viene comunemente collocato all'interno della Pop Art italiana, a differenza di Andy Warhol mette a confronto due mondi, la società dei costumi e la fiaba, l'industria culturale e il mondo dei folletti della terra e i giochi dell'infanzia. Ciò che per Warhol è il vero per Giosetta è una rappresentazione, uno spettacolo con cui stringere un rapporto affettuoso.
Marzia Migliora (Alessandria, 1972) vive e lavora a Torino. Ha studiato fotografia a Firenze, presso lo Studio Marangoni. La sua ricerca tocca i temi del desiderio, dell’intimità, della memoria, della perdita, delle paure, dell’ossessione e della fragilità compiendo una riflessione sull’identità. L’artista, per la creazione delle sue opere, utilizza e rielabora fonti scientifiche, spunti letterari o fatti di cronaca e partendo da caratteri individuali approda ad una riflessione sull’identità che abbraccia la collettività. Il lavoro di Marzia Migliora gravita intorno alla memoria e alle esperienze personali, alla biografia, all'autobiografia e alla soggettività. Attraverso l’ausilio di mezzi espressivi e linguaggi diversi come il video, il suono, la performance, l’installazione, il disegno, il ricamo, la fotografia, realizza opere e spazi, dove è possibile risvegliare e sollecitare i sensi, stimolando lo spettatore ad affrontare e riflettere sulle paure umane, le fobie, la propria personalità e la capacità o addirittura l’incapacità di comunicare con il mondo circostante. Tra le molte sue opere ricordiamo l'esposizione del 2018 alla Fondazione Merz che prende spunto dalle memorie che arrivano dal Monte dei Pegni di Palermo, Stilleven per il Padiglione Italia della 56ma Biennale di Venezia con la rievocazione di una fotografia scattata dall'artista circa vent'anni prima nella casa colonica dove viveva il padre; Viaggio intorno alla mia camera, personale al Castello di Rivoli del 2009.L'artista ha partecipato a molte mostre nazionali e internazionali tra le quali la Biennale di Venezia 2015, Padiglione Italia e in mostre personali a Palazzo Branciforte, Palermo (2018), Ca' Rezzonico - Museo del Settecento Veneziano (2017), Castello di Rivoli Museo d'Arte Contemporanea, Torino (2012), Museo MAXXI, Roma-Italia (2012); Museo Novecento, Milano-Italia (2011); Fondazione Merz, Torino-Italia (2006); FACT The Foundation for Art & Creative Technology, Liverpool-UK (2005); MART, Museo d'Arte Moderna e Contemporanea, Rovereto-Italia (2004); Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino-Italia (2004).
Sabina Mirri (Roma, 1957) vive e lavora nella tenuta di Petrolo, a Mercatale Valdarno (Arezzo). La sua produzione artistica si avvale di diversi mezzi espressivi - pittura, disegno scultura - per trascrivere un immaginario che si alimenta di ossessioni e memorie personali, di riferimenti al mondo dell’arte e della cultura e di visioni trasfigurate di oggetti della quotidianità, con un’attitudine in cui si intrecciano introspezione, sentimento e ironia. Ha studiato pittura al Liceo Artistico di Roma con Giulio Turcato. Nel 1976 ha esordito, giovanissima, nel mondo dell’arte, con una personale alla galleria La Margherita di Roma. Negli anni ’80 ha partecipato alle prime rassegne dedicate da Achille Bonito Oliva alla Post transavanguardia; i compagni dell’avventura artistica romana sono i pittori del gruppo di San Lorenzo, Marco Tirelli, Giuseppe Gallo, Gianni Dessì, Luca Sanjust, Patrizia Cantalupo. Si è poi trasferita a New York, dove ha esposto alla Galleria Annina Nosei in mostre personali e collettive. Tra gli anni ’80 e ’90 ha partecipato a importanti mostre internazionali a Washington, Oslo, Helsinki, Basilea, Parigi, Tokyo, San Paolo, Valencia, Saragozza e Madrid. Sempre negli stessi anni ha preso parte a numerose biennali: 1983, la Biennale Trigon, Graz; la XIII Biennale di Parigi e la XVIII Biennale di San Paolo; nel 1989, la Biennale Internazionale dell’Arte di Istanbul e la Biennale d’Arte Contemporanea di Guimares, in Portogallo; nel 1985 ha partecipato alla collettiva A New Romanticism. Sixteen Artists from Italy, Hirshhorn Museum, Washington; nel 1991 alla mostra 60-90: trenta anni di avanguardie romane, a cura di Laura Cherubini, Palazzo dei Congressi, Roma; nel 1993 alla mostra, Tutte le strade portano a Roma, a cura di Achille Bonito Oliva, Palazzo delle Esposizioni, Roma.
Elisa Montessori (Genova, 1931) fin dall'infanzia coltiva l'interesse per il disegno. Si laurea in Scienze umanistiche nel 1953 presso l'Università La Sapienza. Dopo la laurea, lavora nello studio di Mirko Basaldella in diretto contatto con il Gruppo Origine: Colla, Burri, e Capogrossi. Con Mirko Basaldella inizia a sperimentare tecniche come tempera all'uovo, ceramica, lavorazione dell'oro e incisi Nel 1955 vince una borsa di studio per andare a Parigi, ma rimane a Roma dopo il suo incontro con Mario Tchou che sposa lo stesso anno. Il suo lavoro è multiforme, con l'utilizzo di diverse tecniche. Un aspetto importante della sua produzione a partire dagli anni '80 è stato il ruolo dell'illustrazione e della relazione tra immagine e testo sia nella poesia che nella letteratura. Ha prodotto opere ispirate a Shakespeare, Sylvia Plath, Patrizia Valduga, Emily Dickinson, Marianne Moore, Ingeborg Bachmann e Laura Lilli. Le sue opere fanno parte di una esposizione permanente alMuseo di arte contemporanea (MACRO) ealla Galleria Comunale d'Arte Moderna di Roma. Un ritratto che rappresenta la frammentazione del suo corpo, acquisito nel 2010, fa parte della collezione degli Uffizi. Nel 2004 il regista Francesco Vaccaro le ha dedicato un documentario.

Il Comitato Nazionale per le celebrazioni dei settecento anni dalla morte di Dante Alighieri è stato istituito con il decreto del Ministro per i Beni e le Attività Culturali e il Turismo del 21 febbraio 2018, n. 114, in attuazione della legge 153 del 12 ottobre 2017, recante “Disposizioni per la celebrazione dei 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci e Raffaello Sanzio e dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri”. Il Comitato si è insediato in data 9 maggio 2018, alla presenza del Ministro per i beni e le attività culturali, Dario Franceschini.
I componenti del Comitato Nazionale sono:

Prof. Carlo Ossola, Presidente
Dott.ssa Maria Ida Gaeta, Segretario Generale
Prof. Marco Santagata († 9 novembre 2020)
Prof. Marco Petoletti
Prof. Giuseppe Ledda
Prof. Marcello Ciccuto
Prof. René de Ceccatty
Prof.ssa Lina Bolzoni
Prof. Piero Boitani
Dott. Andrea Riccardi
Prof. Enrico Malato
Prof. Andrea Mazzucchi
Prof. Emilio Pasquini († 3 novembre 2020)
Prof.ssa Natascia Tonelli
Dott.ssa Gabriella Farsi
Per assolvere ai compiti di ideazione, programmazione e coordinamento di tutte le iniziative celebrative del settecentenario dantesco il Comitato ha istituito nel 2019 un bando a cui sono pervenute svariate centinaia di proposte da tanti luoghi d’Italia e del mondo, a testimonianza della inesauribile passione e del costante interesse per il padre della lingua italiana. Tra le tante proposte pervenute, sono state selezionate dal Comitato quelle ritenute meritevoli di contributo economico e quelle meritevoli di patrocinio. A questi progetti se ne sono poi aggiunti alcuni altri sollecitati e promossi direttamente dal Comitato perché ritenuti particolarmente significativi e in grado di colmare alcuni ambiti e alcuni aspetti che risultavano essere un po’ trascurati dall’insieme della programmazione scaturita dal Bando. Ed è questo il caso della mostra La Vita Nova. L’amore in Dante nello sguardo di 10 artiste“ , realizzata dal Centro Studi Roccantica per la cura di Alessandra Mammì, approvata e finanziata dal Comitato su presentazione del segretario generale Maria Ida Gaeta.
Categoria
Mostre
Orario
09 Set 2021 alle 10:00 - 09 Set 2021 alle 19:00
Luogo
ROMA
Avvenimento
Mensile
Amministratori Evento
Stefania Petrelli